Papiro


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Paleografia e codicologia: la carta di Papiro



 

La carta di papiro si otteneva sovrapponendo due serie di strisce, philiae, ricavate dalla parte centrale della pianta, lavorate ancora fresche e sovrapposte ad angolo retto , in sensi orizzontale la parte interna e verticale la parte esterna, a formare la scheda.Queste schede erano tenute salde dall’essiccazione della linfa che trasudava dalla philiae oppure, se le philiae erano secche,, veniva usato un collante fatto con materiale naturale. La sfoglia che si otteneva incrociando le strisce si chiamava plagula. Poi veniva privata da eventuali inperfezioni e resa lucida con delle conchiglie o con dei coltelli. La carta di papiro era prodotta in fogli le cui dimensioni variano da epoca in epoca  e secondo l’utilizzo. Ci sono otto qualità che vanno dalla carta regia a quella emporetica( da imballo). Altre varietà erano la carta Augusta, sottile e raffinata, Claudiana, Ieratica,etc…; Carte di minor valore ,invece, erano l’Anfiteatrica, corneliana etc… Erano infine considerate di bassa qualità, perché ricavate dalle parti del papiro vicino alla corteccia , la Stitica e la Teneotica. I fogli della carta destinati a fare da supporto alla scrittura erano uniti al lato da un supporto di 1 cm, con un collante formato da farina, acqua e aceto. Il rotolo o volumen o kartes o thomos, era costituito di venti plabule per una lunghezza complessiva di circa 5 m, ma poteva essere allungato o accorciato secondo le necessità. Il volumen, una volta scritto, prendeva il nome di BIBLOS e ciascuna colonna di scrittura si chiamava pagina o phelìs e si arrotolava intorno ad un’ asticella di legno chiamata amphalos (umbilicus) e si chiudeva con cinghiette di cuoio,lora.

Dall’amphalos pendeva il sillabus o il titrus che conteneva le informazioni sull’autore e il titolo dell’opera. Il volumen è scritto sulle facciate interne  che vengono dette recate, la parte posteriore, invece, è detta versae. Il volumen era alto dai 42 cm del vecchio impero egiziano, che va dal 2135 al 1135 a.C., ai più comuni 20-25 cm, con margini superiori e inferiori, frontes, rasati con la pietra pomice. Il tutto era completato da una chiusura e da una fodera, toga.

Al principio dell’opera , sulla prima facciata, protopon, era segnato il titolo dell’opera con la formula “incipit liber” e alla fine del volumen, nell’ultimo foglio, escatollon, si ripeteva la formula “desifit liber” o “explicitus est liber” cioè “ il libro è stato srotolato”.

Il rotolo era scritto stando seduti a gambe incrociate con il ginocchio sinistro rialzato che fungeva da scrittorio. Sotto il supporto c’era una tavoletta. Il rotolo si svolgeva da sinistra verso destra man mano che si proseguiva la scrittura. Le parole erano scritte una dopo l’altra, scrittura continua, senza segni d’interpunzione.

Se lo scriba si esprimeva in egiziano o in ebraico, la linea di scrittura andava da destra verso sinistra e le colonne, selides, di un determinato numero di righe, versus, venivano calcolate secondo la lunghezza  dell’esametro omerico e cioè a circa 18 sillabe, che corrispondeva a 38 lettere. Al contrario si operava, invece, se la scrittura era costituita da caratteri greci o latini. La retribuzione dello scriba era in base al numero di versi.

Molti volumen sono giunti a noi con parti bruciate e pertanto diventa difficile capire l’argomento.

In epoca recente si è pensato a come poter leggere queste parti bruciate. L’attività di recupero avviene operando il distacco del frammento con una soluzione di alcool puro e acqua distillata: si pennella la parte interessata, la si fa asciugare e si elimina la parte con una pinzetta, L’alcool non penetra oltre il frammento da distaccare e quindi non danneggia l’inchiostro e compatta il frammento stesso. Il frammento viene messo poi su una carta giapponese di riso( carta fatta con la paglia di riso utilizzata per i restauri membranacei perché è neutra, non ha alcun tipo di ione acido), infilato tra due piastre di plexiglass e chiuse con morsetti.

Qualora non sia possibile staccare questi frammenti, si mette il rotolo in un contenitore ad umidità costante in modo tale che il rotolo si svolgerà con una velocità di 1cm l’anno.

 

by Fusini Irene

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