Archeologia

Scienza dell' antichità, archeologi: la storia


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L’archeologia come scienza storica.


Il termine archeologia deriva dal greco, arcaiologhia, e sta ad indicare l’indagine, il discorso sulle cose del passato.
    Il primo a far uso di questa parola fu Tucidide,che denominò in tal modo l’introduzione dell’opera sulla guerra del Peloponneso. Ma l’archaiologhìa generale di Tucidide conteneva anche un riferimento più specifico a quella che comunemente si considera l’archeologia in senso stretto:
    Troviamo, ossia, un preciso esempio di deduzione storica da un dato archeologico. Egli sostiene che i Fenici e i Cari erano i pirati che abitavano le isole dell’Egeo “ed eccone la prova. Quando, durante questa guerra gli Ateniesi purificarono Delo e tolsero tutte le tombe dall’isola, oltre metà delle salme apparvero di Cari, riconoscibili dall’armatura sepolta con essi e dal sistema col quale seppelliscono ancora adesso”.
    Questo episodio è considerato il capostipite di tutti gli scavi archeologici anche perché illustra l’oggetto, il metodo e la finalità di questa disciplina: attraverso lo scavo vengono reperiti i resti materiali prodotti dall’azione dell’uomo per poi passare all’interpretazione in chiave storica. Altri autori, testimoni di ritrovamenti fortuiti nell’antichità, furono Svetonio, Strabone, Plutarco e Cicerone.
    Il primo,nella vita dei Cesari, ci parla del ritrovamento di tombe antiche durante la costruzione di nuovi monumenti a Capua.
    Il secondo ci mostra ritrovamenti di tombe nella necropoli di Corinto, conquistata e distrutta nel 146 dai Romani. Durante il rifacimento furono rinvenute frammenti di terracotta e vasi bronzei, definiti “necrocorinzia”.
    Plutarco ci testimonia il ritrovamento, nella tomba di Alcmena, di una tavola di bronzo incisa con caratteri che allora non vennero compresi supponendo che si trattasse di geroglifici egiziani. In realtà si trattava della lineare B. Cicerone, durante la questura in Sicilia, scoprì il sepolcro di Archimede partendo da alcuni versi che descrivevano accuratamente l’esterno della tomba. Nel 326 d.C. la madre di Costantino per ritrovare la croce apparsa in sogno al figlio, quella che gli concesse la vittoria, organizzò una missione a Gerusalemme. Dopo la caduta dell’impero romano e l’emergere di nuove popolazioni alloctone, si delinea,soprattutto in Italia una complessa situazione: se da una parte la continuità con il periodo classico si delineava con la sopravvivenza di monumenti antichi,dall’altra c’era la perdita del loro significato originario. Basti pensare ad esempio al largo fenomeno del riutilizzo del materiale antico per fini utilitaristici.
     Solo nel ‘400, grazie alla personalità di Ciriaco dè Pizzicolli di Ancona, considerato a ragione il primo archeologo moderno, si assiste ad un rinnovato interesse per per l’”antiquaria”, disciplina che integra fonti scritte con l’analisi del manufatto antico. Questi era un mercante che, con i proventi del suo lavoro, viaggiava per l’Italia, la Grecia e l’Oriente recuperando oggetti antichi, annotandoli, disegnandoli e descrivendoli. Fu colui che riconobbe per primo, nei monumenti dell’acropoli ateniese, opere di Fidia partendo dalla descrizione di Pausania. Ma il limite di questa nuova disciplina, l’antiquaria, fù quello di concentrare l’interesse sull’opera d’arte antica , intesa come oggetto da collezione e quindi isolata dal suo contesto.
    Nelle corti rinascimentali,infatti, gli oggetti antichi venivano raccolti in delle stanze per mostrare a tutti “le meraviglie del mondo”.
    Famosa era quella di Massimiliano D’Asburgo. A sollecitare l’interesse per il mondo antico,al tempo di Lorenzo il Magnifico, contribuirono tre grandi scoperte: una tomba sulla via Appia di una fanciulla il cui corpo fu trovato intatto, la statua del Lacoonte e quella di Marco Aurelio presso S.Maria Maggiore. Quest’ultima nel medioevo fu equivocata con l’immagine di Costantino(il primo imperatore romano cristiano), errore che ne ha permesso la conservazione. Bisognerà attendere il ‘700 per la nascita di un interesse archeologico in chiave prettamente scientifica con due antiquari che tenteranno una organizzazione sistematica del materiale fin’ora ritrovato: Bernard de Montfaucon e Philippe de Caylus. La voglia di mondo antico comincia quindi ad organizzarsi e nascono le accademie. L’accademia etrusca di Cortona fu la più antica, con una rivista apposita. Cominciano ora i primi scavi sistematici.
    Dal 1738 al 1766 furono intrapresi in Italia gli scavi di Ercolano, e dal 1748 quelli di Pompei. Inizialmente lo scavo aveva lo scopo di arricchire il prestigio di colui che l’aveva organizzato; non si consideravano i contesti( si facevano fosse molto profonde tagliate da gallerie orizzontali entro cui muoversi). Fortunatamente il mondo erudito di allora si indignò per la metodica di scavo che distruggeva il sito solo per arricchire la reggia Borbonica. Ma lo scavo suscitò comunque molto interesse. La personalità più nota e significativa sul piano del progresso intellettuale è quella dello studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann, il primo ad ordinare l’immensa mole di documenti e opere d’arte fin qui ritrovati,in particolare per quanto riguarda l’arte greca.Con la sua Storia delle arti del disegno presso gli antichi, il concetto di archeologia si definiva come studio privilegiato dell’arte classica, intesa per la prima volta come storia:,volta cioè alla ricerca di una periodizzazione degli stili oltre che a cogliere l’essenza artistica. La fine del ‘700 e l’inizio dell’ ‘800 segnano l’incontro con l’arte greca e delle antiche civiltà del mediterraneo. Ma la maggior parte degli scavi veniva effettuata con un atteggiamento colonialistico e si risolvevano in vere e proprie espoliazioni: basti pensare ai marmi del partendone distaccati dal monumento e portati a Londra.
    Fece epoca anche lo scavo condotto da Schliemann che , innamorato di Omero e fiducioso nelle sue scritture, nel 1871 iniziò gli scavi nella piana di Hissarlik in Turchia, dove non solo scoprì Troia, ma confermò anche la realtà della distruzione per incendio della città. Emblematico anche il caso di Evans che, grazie a scavi da lui condotti nell’isola di Creta, rivelò per la prima volta l’esistenza di una civiltà preistorica sino ad allora sconosciuta. Agli inizi del ‘900 il danese Christian Jurgensen Thomsen, fondò lo studio dell’origine della civiltà suddividendo la preistoria in tre età: della pietra, del bronzo e del ferro.

Fusini Irene

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