Introduzione all 'archeologia Medievale


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Archeologia medievale: introduzione alla disciplina


L'archeologia medievale è una disciplina nata di recente: fà il suo ingresso in ambito nazionale in forma ufficiale nel 1974 in seguito alla pubblicazione della prima rivista espressamente dedicata all'archeologia medievale.

Verso metà '800 naturalisti e geologi emiliani condussero indagini sulle terremare, cumuli di terra nera, grassa, formata da sostanze organiche, usata dai contadini per concimare i campi. Le scoperte furono casuali ma tali da innescare un meccanismo di ricerca. Lo studioso Peroni analizzò questo processo attraverso tre fattori: il primo riguarda il processo d'imitazione dell'operato dei paesi vicini,Austria e Svizzera, per le scoperte di necropoli dell'età del ferro e di resti di palificazioni; il secondo è legato alla storia del pensiero, alle concezioni positiviste secondo cui la scienza era sinonimo di progresso; il terzo fattore è prettamente politico: nella preistoria e protostoria si identificavano i segni della rinascita italiana.

Tre furono gli scav iche portarono a risultati entusiasmanti condotti in questo periodo.

Nel 1861 Luigi Pigorini condusse scavi nel cento di Fontanellato dove si rinvennero strutture di epoca medievale inizialmente confuse con resti appartenenti all'Età del ferro. Ciò che portò Pigorini sulla buona strada furono frammenti di ceramica lavorati al tornio e resti di recipienti in pietra ollare. Quest'ultima è una roccia metamorfica alpina dalla quale si ricavano recipienti per la cottura dei cibi. Fino ad allora le conoscenze su questa pietra erano vaghe e si tendeva ad attribuirla ad epoca più antica.

Successivamente nel 1887 Giuseppe Scarabelli pubblicò gli scavi che aveva condotto a Monte Castellaccio, nei pressi di Imola, e nel descrivere il sito non mancò di menzionare i resti di una necropoli di epoca altomedievale.

Nel 1878 Gaetano Chierici rinvenne a Sant' Ilario d'Enza i resti di una chiesa e tombe medievali. IL frutto della sua attività trovò esposizione nel Museo civico, dove con criterio topografico venivano esposti materiali di ogni periodo e tra questi anche quelli medievali.

Ma questi studi avevano due limiti: il principale era l'approccio alle fonti, eccessivamente schematico, di tipo erudito, privo di approfondimento e comparazione con altre fonti. Il risultato è una fissità antiquaria (Maria Mazzi). L'altro limite è che dgli inventari traspare solo una fetta della società, quella benestante e quindi sono fonti selettive.Mancava ancora l'interesse per ciò che non poteva essere etichettato come opera d'arte. Inoltre non si poteva ancora parlare di archeologia medievale dato che l'interesse era rivolto solo all'altomedioevo considerato appendice del mondo classico.

Paolo Orsi dette una svolta decisiva a questa disciplina: pubblicò "Di due crocette auree del museo di Bologna e di altre simili trovate nell'Italia superiore e centrale" dove non si limitò ad una sorta di elencazione di queste croci di lamina d'oro ma le contestualizzò e soprattutto le collimò. Inoltre egli espresse la necessità di creare una branca specifica per il medioevo, ossia l'archeologia medievale. Mise in evidenza la mancanza di una silloge, una raccolta delle iscrizioni medievali come già esisteva per l'epigrafia latina. E' interessante notare come egli non confuse l'archeologia con la storia dell'arte o la storia dei monumenti.

Un'altra figura estremamente valida fu Giacomo Boni che, pur non essendo un vero archeologo, individuò l' importanza delle stratigrafie, in particolare del campanile di S. Marco a Venezia. Egli capì la necessità di collegare l'architettura a " ciò che c'è sotto di essa" per meglio comprenderla.

by Fusini Irene

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