Archeologia medievale: archeologia barbarica
Decolla agli inizi sel XX secolo l'archeologia barbarica limitata però allo
studio e alla pubblicazione solo di alcuni cimiteri.Aberg e Fuchs fecero un
passo avanti. Nel 1923 Aberg, occupandosi del materiale ferroso, cominciò a
distinguere i corredi Goti da quelli dei Longobardi. Fuchs, invece, censì,
catalogò e analizzò i corredi Longobardi e nel 1938 si occupò delle "crocette
auree" adottando uno studio sistematico del materiale.
Dopo la prima guerra mondiale si fecero strada nuove teorie basate sull'equazione TERRITORIO=RAZZA e RAZZA=CORREDO, ma si tratta ancora di un'interpretazione chiusa, senza evidenziare le contaminazioni.
La situazione non cambiò nel periodo seguente. L'attività di ricostruzione dopo la seconda guerra, portò ad insospettate scoperte: a Parma si rinvenne una tomba femminile con ricco corredo, a Reggio Emilia una sepoltura di un cavaliere e un gruppo di monete.
Nonostante queste scoperte, dininuirono le ricerche compiute ed estensive.
Ma tra gli anni sessanta e settanta, Otto Von Hessen e Volcher Bierbrauer lavorarono ad una revisione dei principali nuclei cimiteriali di età gota e longobarda.
In questo periodo si inseriscono due grandi scavi, quello di Castelseprio e quello di Torcello, ma tuttavia si trattò di un fenomeno isolato. Nonostante le novità, c'era ancora la scelta del sito secondo l'occhio germanico, razziale, limitato ai longobardi. Solo Cagiano de Azevedo, considerato meritatamente il padre dell'archeologia medievale nonostante la sua formazione classica, aveva cercato di modificare l'obbiettivo della ricerca archeologica medievale sul versante tematico. Egli spostò l'interesse dalle necropoli alle città ponendo tutti i tipi di edilizia, solenne e povera, sullo stesso piano. Ma questo approccio aveva ancora un limite: privilegiava la fonte storica allo scavo.
by Fusini Irene